mercoledì 3 dicembre 2025

Fumo e fuliggini


 Tema: qualcuno si accende una sigaretta nei pressi della scuola, trasgredendo una legge che, essendo ingiusta, non è una legge ma la sua evidente corruzione.

All’amico Gatto

"La salute prima di tutto": verissimo... ma poi nemmeno tanto. Noi siamo animali corporei, vivi: ci pulsa il sangue nelle vene secondo leggi inesorabili e il nostro bene è anche il bene del nostro corpo. Ma siamo anche e soprattutto animali razionali... e liberi. La ragione valuta e discrimina. La volontà decide liberamente. Qual è il bene più grande? La libertà e la ragione o la salute? Tutti e tre diremmo. Ma le circostanze della vita sono complicate e a volte bisogna capire dove stanno i beni maggiori e i mali minori. Bisogna essere liberi di poter scegliere anche un male (minore), per esempio accendersi una sigaretta, senza la coercizione e il controllo, perché anche il bene più grande, come, per alcuni, la salute, se non è liberamente scelto smette di essere un bene. Abbiamo bisogno di consigli e di amicizia per vivere meglio. La legge è necessaria, ma non ci rende migliori. La legge non necessaria ci opprime. Un piacere immediato, sociale, presente, benché prevedibilmente dannoso secondo misure probabilistiche, si può scegliere, a condizione che non nuoccia ad altri (e nessuno nuoce a nessuno, all'aria aperta), al posto del male certissimo di una comunità di talebani della salute, di ultracorpi dell'ordine rigido, di secondini di una prigione prussiana, inflessibili e senza sorrisi, nella quale i polmoni si gonfiano solo della fuliggine nerissima del dispotismo.


Piccola bibliografia:

Ronald Bayer - Kathleen E. Bachynski, Banning Smoking In Parks And On Beaches: Science, Policy, And The Politics Of Denormalization, "Healt Affairs" 2013, https://www.otago.ac.nz/__data/assets/pdf_file/0022/331456/banning-smoking-in-parks-and-on-beaches-science-policy-and-the-politics-of-denormalization-452033.pdf

Simon Chapman, Banning smokin outdoors is seldom ethically justifiable, "Tobacco control" 2000, https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC1748313/pdf/v009p00095.pdf

Thom Lambert, The Case Against Smoking Bans, "University of Missouri School of Law Scholarship Repository", 2006,  https://scholarship.law.missouri.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1252&context=facpubs&utm_source=chatgpt.com

Charles Amos, Defending an outdoor smoke.There is no rational argument for prohibition, “The Critic” 2024, https://thecritic.co.uk/defending-an-outdoor-smoke/?utm_source=chatgpt.com

Jacob Grier, We Used Terrible Science to Justify Smoking Bans, https://www.tobaccofreeco.org/wp-content/uploads/2018/01/Grier-Article.pdf

Ivan Illich, Nemesi medica. L’espropriazione della salute, Boroli editore, Milano 2005

Soshana Zubhoff, Il capitalismo della sorveglianza. Il futuro dell'umanità nell'era dei nuovi poteri, Luiss University Press, Milano 2023

Michel Foucault, Nascita della clinica. Una archeologia dello sguardo medico, Einaudi, Torino 1996

Giorgio Agamben, Homo sacer. Il potere sovrano e la nuda vita, Einaudi, Torino 2005

Byung-Chul Han, Psicopolitica, Nottetempo, Milano 2024

Johannes M. Metzl - Anna Kirkland, Against Health: How Health Became the New Morality, NYU Press, 2010

Evgenij Ivanovič ZamjatinNoi, Fanucci, Roma 2021

P.S.
Un collega ha citato una research letter del 2016 - Ario Alberto Ruprecht, Cinzia De Marco, Paolo Pozzi, Outdoor second-hand cigarette smoke significantly affects air quality, "European Respiratory Journal 48 (2016), pp. 918-920 - in cui si dimostrerebbe che "il fumo, anche all'aperto, provoca un peggioramento della qualità dell'aria abbastanza rilevante da essere di interesse medico". Ma ha tralasciato di dire che lo studio è stato condotto non su generali condizioni "all'aria aperta" ma sui cosiddetti "canyon stradali", che sono strade strette con edifici alti  che implicano un aumento di tutti gli inquinanti. Dunque si tratta di un'affermazione chiaramente circolare: gli inquinanti da fumo aumentano nei luoghi in cui aumentano gli inquinanti anche da fumo. Quindi lo studio presuppone ciò che vuole dimostrare. Perché la sua affermazione fosse corretta, sarebbe stato necessario che tutti gli ambienti all'aria aperta fossero "canyon stradali", il che è palesemente falso. Inoltre lo studio in questione così precisa: "Un’esposizione di 3 ore allo SHS (fumo passivo, n.d.r.) all’aperto è sufficiente a consentire l’assorbimento di alcuni cancerogeni derivati dal tabacco, come le nitrosammine; ciò può verificarsi in un’area pedonale". Pertanto si tratta di un'esposizione assai prolungata, difficilmente riscontrabile in una via cittadina nella quale vi è solo un "passaggio pedonale". Infine lo stesso articolo dice che il dibattito scientifico sul divieto di fumare all'aria aperta è ancora in corso, speriamo con contributi meno deboli sotto il profilo logico. Sotto quest'ultimo profilo un altro collega, più orientato dal maestro di color che sanno, mi ha fatto notare che l'affermazione, contenuta nella breve nota di cui sopra, secondo la quale "nessuno nuoce a nessuno all'aria aperta", sarebbe falsificata dalla presenza di un caso "all'aria aperta" in cui i fumatori nuocerebbero ai non fumatori. Beh, in effetti la clausola di una permanenza, lunga e irrealistica, di tre ore nell'area dove si registrano aumenti degli inquinanti in concomitanza con la presenza di fumatori già è sufficiente a falsificare la presunta falsificazione. Poi la presenza nel genere "all'aria aperta" di una specie che non risponde alla regola "non nuoce", ammesso tale regola che possa essere certificata e sia coerente con criteri di aderenza a fatti reali, non falsifica tutti i casi compresi nel genere, ma dice solo che vi è un'eccezione alla regola, quella relativa ai casi dei cosiddetti "canyon stradali", in cui si afferma che il fenomeno "all'aria aperta" assomiglia, pur con tutte le formule dubitative dello studio citato, a quello "al chiuso". Ma siccome l'articolo specifica la locuzione "all'aria aperta" aggiungendovi una condizione eccezionale, la proposizione "nessuno nuoce a nessuno all'aria aperta" non risulta per nulla falsificata, perché essa sottointende condizioni normali. Se invece noi prendessimo il caso eccezionale e ne facessimo la regola per tutto l'insieme di casi "all'aria aperta", saremmo in presenza di una chiara generalizzazione indebita per induzione che, come prima notato, estende in modo scorretto ciò che varrebbe per i cosiddetti "canyon stradali" a tutti i casi possibili. Date queste osservazioni, le conclusioni critiche dei colleghi non risultano plausibili e non è possibile sostenerle logicamente né scientificamente.