martedì 27 gennaio 2026

La dialettica di Platone per tutti



Sin dalle opere della maturità, come il Fedro o La Repubblica, e poi nella fondamentale opera della vecchiaia intitolata Il Sofista, si trova in Platone la descrizione di uno specifico metodo di ricerca filosofico. Esso vuole dare indicazioni su come arrivare a definire alcune idee, per capire meglio l’articolazione del mondo ideale che rappresenta il modello e l’originale del nostro mondo. Comprendendo il mondo ideale, infatti, si comprende meglio la nostra realtà e il suo senso.

Ora il metodo è costruito sull’arte di dialogare. Il dialogo, che deve essere razionale e in cui i partecipanti devono tendere alla verità e non a prevalere sull’interlocutore, è il modo in cui si conduce una discussione filosofica. Nel dialogo si impara essenzialmente a trattare alcuni problemi (“Che cosa è la virtù?”; “Come deve essere organizzato lo Stato?”; “Come funziona il mondo ideale?” etc.), distinguendo soluzioni false o parzialmente tali da soluzioni vere o parzialmente tali, o distinzioni parzialmente vere da soluzioni maggiormente o completamente vere. Insomma fondamentale è distinguere bene (diairesis, cioè divisione, distinzione), ma anche saper identificare caratteri comuni a più elementi. Per esempio saper dire che cosa, a prescindere dalle diverse città, rende una città tale; che cosa a prescindere dai diversi esempi di coraggio, identifica e unisce tutte le persone coraggiose etc. (questo saper stringere assieme più cose, unificare, sintetizzare è chiamato synagoghé). Insomma in un dialogo filosofico due sono gli atti fondamentali: unire ciò che va unito e distinguere ciò che va distinto. Questo metodo dell’unire e del distinguere bene le realtà prende il nome di dialettica, un sostantivo che viene appunto da dialogo. 

Platone ha detto che il nostro mondo ha una realtà meno vera e meno forte del mondo ideale. Infatti il mondo ideale è il mondo dell’Essere, perfetto, eterno, e modello di tutto ciò che esiste quaggiù, che invece è caratterizzato da imperfezione e divenire. Parmenide aveva già detto che il divenire non era Essere e che l’imperfezione non poteva appartenere al vero Essere. Ma aveva anche detto che il vero Essere è assolutamente unico, perché se fosse stato molteplice si sarebbe introdotto il Non-essere. Ora, in Platone assistiamo ad una teoria che ci dice che l’Essere è molteplice: infatti le idee sono tante, anche se sono gerarchicamente ordinate in dipendenza dall’Uno. Come è possibile un Essere in cui unità e molteplicità convivono, come quando in Platone si dice che l’ Essere (singolare) sono le Idee (cioè l’intero mondo delle idee che è plurale)? Ecco allora che viene in aiuto la dialettica. La dialettica insegna a distinguere, e distinguere gli oggetti del mondo ideale significa vedere quali idee unificano altre idee e quali idee fanno parte di altre idee, cioè significa scomporre le idee, da un lato, e vedere assieme idee diverse. Per esempio io, discutendo con il mio interlocutore, posso giungere a capire che l’idea di Animale si scompone in quella di Animale Terrestre e Animale acquatico, quella di Animale acquatico in Animale d’acqua dolce e Animale d’acqua salata, e così via, fino a arrivare all’idea più particolare che non si può o non interessa più scomporre. Se io voglio definire l’idea cui corrisponde il mio pesciolino rosso, dovrò partire dall’idea più generale e scomporla fino a giungere all’idea della specie particolare cui appartiene il mio pesciolino rosso. Perciò dovrò partire dall’idea di Essere, quindi la scomporrò in Vivente e Non Vivente; poi quella di Vivente in Animale e Pianta, e così via fino ad arrivare a mettere assieme tutte le scomposizioni e a dire che il mio pesciolino rosso è un Essere, vivente, animale, acquatico, d’acqua dolce … etc. D’altro canto come faccio a capire che l’idea da cui parto è giusta, essendo quella più generale, cioè l’Essere? Lo faccio perché riesco a vedere che l’Essere accomuna tutte le idee degli enti di questo mondo e anche dunque l’idea cui corrisponde il mio pesciolino. Ciò significa che riesco a vedere assieme tutte le idee degli oggetti di questo mondo riunite in una sola, l’Essere (la stessa cosa accade quando vedo tutti gli atti eroici accomunati da una caratteristica comune, il Coraggio, o tutte le cose belle accomunate dalla Bellezza, o tutti i diversi oggetti triangolari accomunati da alcune proprietà che contraddistinguono il Triangolo, e cosi via). 

Questi processi razionali di distinzione e unificazione avvengono discutendo e dialogando cioè confrontandosi in modo dialettico. 

Che cosa scopre la dialettica? Che l’Essere, anche quello assoluto, perfetto ed eterno, è molteplice e non uno solo. Differentemente da quello che pensava Parmenide (contro il quale Platone compie il cosiddetto parricidio), infatti, introducendo una molteplicità di esseri, non si introduce il non essere cioè il nulla, che non si può né dire né pensare. Al contrario, quando dico che l’idea di Uomo non è quella di Cavallo, non introduco il non essere, ma sto dicendo che entrambe le idee partecipano di un’Idea comune che è la Diversità, che appunto fa parte del novero delle idee, anzi è importantissima al pari dell’Essere. Infatti dire che l’Uomo non è il Cavallo significa dire che l’Uomo è diverso dal Cavallo, dunque che ha in sé l’idea più generale di Diversità. Siccome è la Diversità a permettere che esistano più cose o enti o Idee, diverse appunto fra loro, e non un solo Essere, tale diversità consente di pensare l’Essere eterno e perfetto come a sua volta molteplice, cioè composto da un certo numero di idee in rapporto fra loro. Capire qual è questo rapporto, ossia quale idea partecipi dell’una o dell’altra - per es. l’idea di Quercia partecipa dell’idea di Pianta e quella di Pianta a quella di Vivente, oppure l’idea di Coraggio a quella di Virtù – quale si distingua in modo più netto -  per esempio l’idea di Terra dall’idea di Santità – e infine vedere come l’idea superiore a tutte, l’Uno-Bene unifichi tutto il mondo ideale, ma come un mondo articolato, in sè differente e non omogeneo, è compito della dialettica. Ogni volta che distinguiamo e unifichiamo con un’operazione di discussione razionale compiamo un atto conoscitivo e filosofico fondamentale, tanto che la filosofia stessa è la scienza che può essere chiamata dialettica – e di fatto lo fu, specialmente lungo tutto il periodo medioevale.

La dialettica come arte della distinzione e della sintesi ci insegna, dunque, a considerare l’articolazione e il legame fra tutte le realtà, un’articolazione e un legame che la ragione umana scopre e mette in chiaro. Non c’è un Essere che sia un tutto unico e omogeneo contrapposto a un assoluto e indicibile non-Essere (Parmenide): c’è l’Essere-differente, c’è la Diversità, ossia esiste una forma parziale di non-essere, che differenzia ogni essere da ogni altro, ma che anche lo lega a ogni altro: essere-simile ed essere-diverso significano complessivamente essere in relazione. Tutto ciò che esiste è in relazione con tutto il resto. Scoprire e capire queste relazioni, che per Platone hanno un modello assoluto nel mondo ideale, è compito imprescindibile della ragione e della scienza.

Per approfondire: "Platone 4: dialettica, cosmologia, etica, politica e dottrine non scritte nell'ultimo Platone", in: http://www.arete-consulenzafilosofica.it/schemi-filosofia.php