mercoledì 24 giugno 2020

Lettera di Juan Domingo Perón per la morte di Ernesto Che Guevara


Quando negli anni '80 collaborai alla diffusione e alla strenua difesa delle tesi contenute in un volantino del Fronte della Gioventù milanese su Che Guevara, che ne difendeva la memoria e ne rivalutava la figura, non conoscevo questo testo. Viaggiando per il web in cerca di altre cose, mi ci sono imbattuto e ho creduto necessario tradurlo velocemente e presentarlo. E' l'omaggio a un uomo che rappresenta qualcosa di alto e nobile e che credo appartenga più alla mia tradizione politico culturale che non a quella cui egli stesso si affiliò. In ciò sono confortato dall'autorità morale e politica che parla attraverso questa lettera e che ricorda quanto la bellezza della causa nazionale debba tenersi lontano da tentazioni borghesi, destrorse, conservatrici, oligarchiche, tracciando sul piano etico prima ancora che politico una ben precisa linea di demarcazione. 


Compagni, con profondo dolore ho ricevuto la notizia di un'irreparabile perdita per la causa dei popoli che lottano per la loro liberazione. Noi che abbiamo abbracciato questo ideale ci sentiamo affratellati con tutti quelli che in qualsiasi luogo del mondo e sotto qualsiasi bandiera lottano contro l'ingiustizia, la miseria, la schiavitù. Ci sentiamo affratellati con tutti coloro che con coraggio e decisione affrontano la voracità insaziabile dell'imperialismo che, con la complicità degli oligarchi apolidi, sostenuta dai militari burattini del Pentagono, mantiene i popoli nell’oppressione.
 Oggi è caduto in questa lotta, come un eroe, la figura giovane più straordinaria che ha dato la rivoluzione in Latinoamerica: è morto il comandante Ernesto Che Guevara.
 La sua morte mi lacera l'anima perché era uno dei nostri, forse il migliore: un esempio di condotta, di distacco, di spirito di sacrificio e di rinuncia.  La profonda convinzione nella giustizia della causa che abbracciò gli diede la forza, il coraggio, il valore che oggi lo elevano alla categoria di eroe e martire.
Ho letto alcuni cablogrammi che pretendono di presentarlo come un nemico del peronismo. Nulla di più assurdo. Ammesso e non concesso che nel 1951 sia stato coinvolto in un progetto golpista, quale età aveva allora? Io stesso, essendo un giovane ufficiale, ho partecipato al golpe che spodestò il governo popolare di Ippolito  Yrigoyen. Anch'io in quel momento sono stato strumentalizzato dall’oligarchia. L'importante è rendersi conto di quegli errori e cercare di emendarli. E il Che li emendò, eccome!!!
Nel 1954, quando in Guatemala lottò in difesa del governo popolare di Giacomo Arbenz, prima del prepotente intervento armato degli yankees, io personalmente diedi istruzioni alla cancelleria perché risolvesse la difficile situazione che si presentava di fronte a questo valente giovane argentino; e fu così che partì verso il Messico.
 La sua vita, la sua epopea, è l'esempio più puro in cui si devono specchiare i nostri giovani, i giovani di tutta l'America Latina.
Non mancheranno coloro che pretendono di sbiadire la sua figura: l'imperialismo, timoroso dell’enorme prestigio che già aveva guadagnato presso le masse popolari; altri che non vivono la realtà dei nostri popoli soggiogati. Già mi sono giunte notizie che il Partito Comunista Argentino, furtivamente, prepara le calunnie. Ciò non deve sorprendere, poiché sempre (tale partito) si è caratterizzato per marciare contromano rispetto al processo storico nazionale. Sempre è stato contro i movimenti nazionali e popolari. Di questo possiamo, da peronisti, offrire ampie testimonianze.
L'ora dei popoli è giunta e le rivoluzioni nazionali in Latinoamerica sono un fatto irreversibile. L'attuale equilibrio sarà rotto perché è infantile pensare che si possano superare senza rivoluzione le resistenze delle oligarchie e dei monopoli finanziari dell’imperialismo.
Le rivoluzioni socialiste si devono realizzare; che ciascuno abbia la sua, non importa il marchio. Perciò e a tal fine devono collegarsi tra loro tutti i movimenti nazionali, nella stessa forma nella quale sono solidali tra loro gli usufruttuari del privilegio. La maggioranza dei governi dell'America Latina non può risolvere i problemi nazionali semplicemente perché non risponde agli interessi nazionali. Di fronte a questo non credo che le espressioni rivoluzionarie verbali bastino. È necessario entrare nell’azione rivoluzionaria con una base organizzativa, con un programma strategico e tattiche che rendano effettiva la concretizzazione della rivoluzione. E questo compito deve essere portato avanti da coloro che se ne sentono capaci. La lotta sarà dura, però il trionfo definitivo sarà dei popoli.
 I nemici avranno una forza materiale superiore alla nostra, ma noi contiamo nella straordinaria forza morale che ci offre la convinzione della giustizia della causa che abbiamo abbracciato e della ragione storica che ci conforta.
Il peronismo, coerente con la sua tradizione e con la sua lotta, come Movimento Nazionale, Popolare e Rivoluzionario, rende il suo omaggio emozionato all'idealista, al rivoluzionario, il comandante Ernesto Che Guevara, guerrigliero argentino morto in azione impugnando le armi nel perseguire il trionfo delle rivoluzioni nazionali in Latinoamerica.


Juan Domingo Perón,
Madrid, 24 ottobre 1967

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